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dittatura euro 1Gli “ayatollah del rigore” dell’Unione Sovietica Europea a noi poveri cittadini europei ci “fanno inginocchiare sui ceci e ci mandano dietro la lavagna con il cappello dell’asino in testa…”, mentre loro vivono nel lusso sprecando e spendendo i nostri soldi. Mario Giordano nel suo pamphlet "Non vale una lira”, Mondadori (2014), riserva la terza parte del libro ai soldi buttati, ai privilegi del Palazzo e alle leggi assurde dei politici e burocrati dell’Ue. “Bruxelles è diventata, nel corso degli anni, un concentrato di nefandezze e assurdità, il simbolo dell’inefficienza e delle richieste folli, della lontananza dai cittadini e delle leggi da manicomio”. Pertanto scrive Giordano, dall’euro alla neuro, il passo è stato breve”.

In pratica, questi burocrati e politici, “chiusi nei loro privilegi, ancor maggiori di quelli delle singole caste nazionali, i ‘gatti grassi’ dell’Ue, come li hanno ribattezzati gli inglesi, hanno soltanto abusato della pazienza altrui, riempendosi le tasche, e le pance, mentre riducevano alla fame i popoli europei. Hanno sguazzato nei lussi mentre chiedevano agli altri di fare sacrifici. Hanno sparso fiumi di retorica europea mentre in realtà stavano lì, fra ozi e champagne, a legiferare sulla barba del cavolfiore…”.

“Allacciate le cinture”, si parte sul treno fuori controllo europeo. Nel luglio 2013, l’Ue finanzia, meglio butta 4 milioni per far conoscere meglio la dinastia islamica Omayyad . C’è la disoccupazione dei giovani, lo stipendio degli operai è alla fame, quello che conta, secondo Bruxelles, è che non è abbastanza conosciuta la storia degli Ommayyd. Si domanda con ironia, Giordano, “si può andare avanti senza conoscere le gesta dei discepoli di Maometto, da Muawiya I a Yazid III? Assolutamente no”. Gli sprechi secondo Giordano, spesso si nascondono dietro “sigle anonime, acronimi bastardi, asettiche paroline che a prima vista sembrano innocue”.

L’Ue, racconta Giordano, ha fatto un’impresa storica, “mandare ballerini belgi in Burkina Faso per dare lezioni di danza agli africani”. Pensate in Burkina Faso si muore di fame, da noi c’è la crisi. Che senso ha fare questa spesa? Siamo riusciti a regalare 450 milioni al Malawi, così il suo presidente, ha deciso di comprarsi un jet per uso personale. Un jet fiammante se l’è comprato anche il presidente dell’Uganda, e una villa da 100 milioni di euro, con i soldi dell’Europa. Uno studio medico con farmacia, costruito dall’Ue in Sierra Leone, ora completamente abbandonato, viene utilizzato come orinatoio, in pratica scrive Giordano: i soldi dell’Europa sono talmente tanti che in Africa ci fanno la pipì sopra”.

Tra le spese folli dei nostri burocrati ci sono 3 milioni di euro per finanziare ogni Paese che incoraggi l’uso degli insetti in cucina. Si tratta di cibo assai gustoso e conveniente. C’è di tutto, non manca nulla, l’Ue, finanzia qualsiasi iniziativa bizzarra, dalla compagnia che fa musica con i rutti ai 10 ceppi di alberi piantati in terra, oltre 200 euro l’uno, per confortare i posteriori traumatizzati dalla sella dei ciclisti di Vargesztes. C’è il corso indimenticabile per anziani: “che cosa fa l’Europa per gli anziani?”. Prima, forse non si sapeva, ora però vista la spesa, si sa: “evitare di spendere i loro soldi in corsi che costano 1500 euro l’ora…”. Il libro di Giordano fa parlare i numeri, infatti ha calcolato che l’Europa costa all’Italia 174 euro al secondo, in pratica, ogni anno, versiamo nelle casse di Bruxelles 5,5 miliardi di euro in più di quelli che incassiamo. “In dieci anni, fra il 2003 e il 2013, abbiamo versato nelle casse di Bruxelles 159 miliardi. Ne abbiamo ricevuti 104”. Dobbiamo ammetterlo scrive Giordano, l’Europa non è stato un buon affare per l’Italia, abbiamo sempre perso, anche in quello dei fondi straordinari, che perlopiù siamo incapaci di utilizzare.

Infatti nel 2013, siamo riusciti ad utilizzare il 52% dei fondi, la metà, erano 27,9 miliardi, ne abbiamo utilizzati 14. Con la carenza di denaro che c’è in giro, come mai non siamo riusciti a portarci a casa i nostri soldi? Peraltro, sembra che a Napoli ben trentasette giovani costati 3 milioni di euro, erano stati formati appositamente per andare a caccia di fondi Ue. Risultato: zero fondi. Comunque sia i fondi euro non vengono riscossi neanche in altri Paesi, l’utilizzo è piuttosto basso. Ma allora, se il problema non è solo italiano, per quale motivo continuano a far gestire all’Europa queste somme così ingenti di denaro, visto che le amministra molto male?

Ritornando all’Italia e alla sua gestione fondi europei, per Giordano, il nostro Paese, non solo non riesce a spenderli, ma soprattutto li spende male. Il libro fa alcuni esempi di sprechi clamorosi, dai 720.000 euro per il concerto di Elton John a Napoli, al corso di “produzione e confezionamento di tatuaggi temporanei”. Si fa riferimento a mini-finanziamenti che, più che aiuti allo sviluppo, sembrano regalie per amici e conoscenti. “Con i soldi dell’Europa si finanzia qualsiasi tipo di iniziativa gastronomico-festaiola, dal cocktail di lusso a Roma, in occasione del festival del cinema (4.000 euro), alla ruspante festa dell’uva di Catanzaro (1879euro)…”. Corsi senza fine in per tutta l’Italia, non solo nel Sud, come fanno trapelare Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel loro “Se muore il Sud”: “Curriti! Curriti! Picciuli europei pi tutti”. Ci sono soldi per le trattorie, come don Ciccio, per i ritrovi, per le agenzie funebri, nel libro si fanno tanti esempi. Tra l’altro, in Sicilia, non c’è evento sportivo che non venga finanziato da Bruxelles. Tuttavia Giordano conosce la propensione del Sud a vivere di assistenzialismo, ma leggendo attentamente i documenti di Bruxelles, scopre che “i fondi europei vengono sprecati, allo stesso modo, da Capo Passero a Courmayeur, da Bordighera a Santa Maria di Leuca, su e giù per la Penisola, in ognuno dei suoi anfratti. Anzi - precisa il giornalista - è la Lombardia, non la Sicilia, la regina delle erogazioni a pioggia…”.

Ma Giordano va oltre, non è vero che gli sprechi sono un’esclusiva dell’Italia, i fondi europei, vengono sciupati, perfino in Svezia, o in Spagna. Tra gli sprechi delle istituzioni il libro sottolinea quello del Palazzo di Strasburgo costato 500 milioni che rimane chiuso per quasi tutto l’anno; soltanto 48 giorni aperto. E’ uno scandalo, la seconda sede del Parlamento europeo. Sono sprechi insopportabili, lo sanno tutti, ma nessuno fa niente. Tutti sanno che non dovrebbe esistere questo palazzo.

Ogni mese, da anni, sulla rotta Bruxelles-Strasburgo (409 chilometri) si svolge la grande transumanza europea: i deputati si mettono in viaggio, e poi, con loro, anche assistenti, portaborse, funzionari, dipendenti, interpreti, uffici stampa(…)”. In tutto si tratta di 500 persone che emigrano con documenti, carte, carovane di Tir, con alti costi. E poi ci sono i maxistipendi, i lussi degli europarlamentari, le leggi assurde con la loro furia normatrice, ma ne riparleremo alla prossima.

 

Quinto de Stampi MI, 16 aprile 2015                                        

 

DOMENICO BONVEGNA

 

S. Bernadette Soubirous                                                                           

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