Sanguisuga2Ho promesso di continuare la ricerca sulle caste e baroni del nostro Paese, prima di entrare in argomento, ribadisco che non intendo fare antipolitica, tipico del qualunquista, che punta sempre il dito contro i politici. Ricordo quando tanti anni fa, l'amico Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, affrontando l'argomento degli sprechi della politica, come premessa diceva che al limite, si poteva sorvolare sulla voglia dei politici di “prendersi qualche gelato”; il problema più grave non era il contentino, ma i danni enormi per la spesa pubblica che loro procuravano. Preciso ancora che non intendo dare addosso al governo in carica e quindi fare il gioco dell'opposizione, a questo proposito il noto giornalista Giampaolo Pansa scrive: “Le sinistre italiche sembrano gioire del pantano e del cavalier Berlusconi che vi sta affondando ma anche loro sono a rischio. Urlano senza rendersi conto che il mulo (il popolo italiano), quando deciderà di ribellarsi, non avrà riguardi per nessuno. Tanto meno per i capi dell’opposizione, giudicati arruffoni e inconcludenti. A cominciare dal leader del Partito democratico, Pier Luigi Bersani. Già alle prese con un vortice tangentaro che, prima o poi, investirà anche il suo partito”.
La mia è una critica generalizzata a tutti i politici del sistema Paese, non solo ma anche alle varie caste che hanno dissanguato l'Italia. E' interessante l'intervento di Giampaolo Pansa su Libero del 12 settembre, Bisogna fare molta attenzione alla rabbia dei calmi. Per Pansa, il problema non è Berlusconi, ma quello dei milioni di italiani che sopportano pazientemente per non farsi schiacciare dalla crisi, ora bisogna vedere che tipo di reazione avranno di fronte a essa. Gli italiani, nonostante tutto, per Pansa sono dei grandi lavoratori, risparmiatori, sono però come il mulo o l'asino. Chi li conosce sa “che tanto il mulo che l’asino si ribellano quando il carico diventa troppo pesante. Allora si rivoltano, scalciano, mordono chiunque provi a calmarli. Rovesciano la soma e mandano al tappeto chi non ha mostrato rispetto per la loro fatica paziente. Un vecchio detto recita: temete l’ira dei calmi”. Per Pansa c'è il pericolo che“il mulo Italia deciderà di non sopportare più. Diventerà infuriato, ribelle, pronto a spaccare tutto e a farla pagare cara a quelli che considera i responsabili della crisi. E per primi i politici, il governo, qualunque esso sia, il Parlamento, i padroni del vapore, i ricchi o chi viene considerato tale”.(Giampaolo Pansa, Bisogna fare molta attenzione alla rabbia dei calmi, 12.9.2011 Libero).
Ecco io faccio parte di quegli italiani che hanno iniziato a scalciare da qualche settimana, da quando ho scritto il mio pezzo: Pensioni tra giustizie e ingiustizie, dove sostenevo che io non ci sto all'innalzamento dell'età pensionabile neanche se ce lo chiede l'Europa. Non potete dire a uno che lavora da quasi 37 anni, ora devi andare in pensione a 65 anni. Ma siamo matti?
Ritornando alla rabbia degli italiani, Pansa scrive: “Per intuire lo stato d’animo del mulo è sufficiente entrare in un bar, in un negozio o in una trattoria, salire sopra un treno, sedere nella sala d’attesa di un ospedale. Chi non ha voglia di mettere il naso fuori di casa, può leggere le lettere pubblicate dai quotidiani. Non ha importanza la linea politica del giornale, ovvero se sia pro o contro il governo. Le lettere rivelano tutte la stessa realtà: il mulo è infuriato perché vede una categoria di privilegiati che se la cava sempre. La manovra approvata dal Senato e adesso all’esame della Camera prevedeva un po’ di tagli ai lussi della casta partitica. Era un contentino offerto ai Signori Nessuno per spingerli ad accettare i sacrifici veri. Ma al momento del voto, i tagli più consistenti sono scomparsi. E non credo che verranno ripristinati nella versione finale. Tutto è rimasto come prima”. (Ibidem)
A questo punto resta solo una domanda: il mulo si ribellerà? Dovremo temere davvero l’ira dei calmi? Mi auguro di no, scrive Pansa. Ma purtroppo i segnali di pericolo ci sono tutti. Se la manovrona ha salvato la casta dei politici, non ha risparmiato i Signori Nessuno. Sono loro a pagare il costo della crisi economica. E diventeranno sempre più poveri. Tanto da temere per il proprio futuro e per quello dei figli”.
Continuiamo il viaggio: PRIVILEGI E SPRECHI DELLE MILLE CASTE.

Tra i testi che ho citato la volta scorsa, forse meglio di tutti riesce a descrivere l'argomento il libro di Forbice e Mazzuca, I Faraoni. L'organico completo della Corte dei conti, conta 3.270 unità, con un costo che assorbe l'80 per cento del finanziamento pubblico (304.620.000 euro nel 2008). Un magistrato, che ha chiesto di restare anonimo, ha confidato: “Produciamo, bellissime relazioni, puntuali, analitiche. Ricche di indicazioni e suggerimenti che le amministrazioni dovrebbero recepire. Ma che, nella gran parte dei casi, finiscono nel cestino, a volte senza essere lette”. Questi magistrati mediamente guadagnano 156 mila euro lordi l'anno contro i 101.800 dei magistrati ordinari. Poi ci sono le consulenze, il libro fa qualche esempio, si possono trovare nel sito della Corte, sono consulenze d'oro. C'è un consigliere con un onorario di 180 mila euro fino al 2010. Un consigliere che è anche il direttore della Agenzia delle entrate prende 350.000 euro l'anno. Inoltre ci sono i collezionisti di consulenze, come un consigliere che ne colleziona addirittura 22.

La Corte dei Conti che dovrebbe vigilare sulle amministrazioni e invece non lo fa, dovrebbe essere abolita anche perché costa troppo (300 milioni di euro l'anno). Poi ci sono i ricchi magistrati dei vari Tar, c'è qualcuno che percepisce circa 2.300.000 euro. Un altro addirittura, 6 milioni e mezzo di euro. Forbice e Mazzuca si soffermano su come possono gonfiarsi i portafogli nel settore pubblico: magistrati, consiglieri, della Corte dei Conti, del Tar, la magistratura militare, gli avvocati di Stato. Una struttura piramidale con tanti privilegi dalle indennità di carica ad altre “fuori ruolo”, doppi incarichi dove in pratica si può guadagnare 548.000 euro. “Gli stessi nomi girano da un'Autorità all'altra, ovviamente con le protezioni politiche e i gradimenti dei partiti della maggioranza e dell'opposizione”.
Dopo tanti nomi e tante cifre, gli autori de I Faraoni si fermano e scrivono:“non basterebbero mille pagine per raccontare le distorsioni, la giungla dei privilegi di cui godono tutti quei 'servitori dello Stato' che, nella maggioranza dei casi, pensano soprattutto a servire se stessi, le loro famiglie e i loro amici”. In pratica, si comportano come dei veri e propri Faraoni dell'antico Egitto: “I Faraoni regnano ovunque, sfruttando abilmente tutte le piaghe di leggi e decreti che possono favorire i loro interessi e tutelare i loro privilegi, ovviamente a danno dello Stato e dei cittadini onesti, che ancora sono la forza di questo declinante Paese”.
Le Regioni, le Province, i Comuni, vengono definiti le castine, che prosperano all'ombra della Madonnina come ai piedi del Vesuvio, nel ventre molle della capitale come nella laboriosa provincia. Nel libro, che intende fare un tour, si può trovare un vicepresidente di una regione che percepisce un compenso superiore a quello del presidente del Consiglio. Il testo di Forbice e Mazzuca sfata anche qualche luogo comune come quello della regione Emilia Romagna come la più virtuosa, tutt'altro: “La Rossa Emilia dell'onorevole Peppone, non disdegna regalie e favori per i propri rappresentanti”. Non mancano i riferimenti alle regioni classiche, quelle meno virtuose: Campania, Calabria, e Sicilia che fanno a gara negli sprechi. 9 milioni di euro spesi in quattro anni per consulenze per la stesura di progetti e pareri sulla raccolta differenziata a Napol. In Calabria, che possiede la maglia nera per il maggior numero di persone assunte dalla Regione, alla fine per il gran numero dei consulenti, hanno dovuto inventare addirittura un “consulente coordinatore dei consulenti”. In Sicilia ormai lo sanno tutti alla Regione c'è un esercito di 18 mila dipendenti per una popolazione di 5 milioni di abitanti. Nella virtuosa Lombardia ci sono 3.978 dipendenti per 9 milioni di abitanti. “Tirando le somme, la spesa per il personale dell'isola tocca i 162 milioni di euro, mentre in Lombardia si superano di poco i 20 milioni”.

Alla prossima puntata.

 

Rozzano MI, 12 settembre 2011                         DOMENICO BONVEGNA

                                                                                Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.