Riflessioni

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La Misericordia di Dio non elude lo sforzo nella Grazia di "entrare" nel messaggio salvifico. Dio non ti salva senza la tua attiva e responsabile partecipazione.

Ma cosa significa ereditare oppure entrare nel regno di Dio? Una condizione futura? Un premio da meritare? La concezione meritocratica della fede è quanto di più dannoso ha prodotto una cattiva pastorale cristiana di ogni confessione proprio perché fissa l'oggetto non su un rapporto amoroso con Dio, con se stessi e con l'altro ma piuttosto verso una visione distorta del Padre visto come censore, giudice o datore di lavoro. Entrare nel Regno è si una condizione futura ma innanzitutto una condizione di partenza; un necessario correttivo sapienziale visivo che ci permette di comprendere Dio e noi stessi. Se non conosco i rudimenti dell'alfabeto non posso imparare una lingua; parimenti entrare nel Regno significa incominciare nella fiducia a vedere le cose in modo diverso. Se questo non avviene, l'apostolo Paolo ci mette in guardia: "Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero." (Rm. 8,5-7).


Dove ovviamente vivere secondo la carne non indica la sfera sessuale ma la dimensione dell'uomo vecchio ancorato alle sue mortali categorie di giudizio e di visione del reale. Questo non inganni; il cristianesimo non si pone allora come una realtà esoterica per pochi ma piuttosto come la realtà presente nel tuo cuore che attende soltanto che tu tolga il "tappo" della diffidenza verso Dio, la "cataratta" allo sguardo su Dio, te stesso, il mondo. Questo è vero per ciascuno di noi e quindi per comprendere correttamente la questione omosessualità nel disegno di Dio. I concordismi biblici sono una di queste cataratte.

Lo sforzo di piegare la Parola di Dio alle proprie inclinazioni, al proprio pensiero è un rischio di tutti, anche degli uomini di Dio. Ma nella storia tante sono state le "castronerie" e le grossolanità. Il modernismo, il concordismo biblico di alcuni predicatori protestanti e le affermazioni delle comunità di base ne sono un esempio. Sicuramente fatto in buona fede ma con il rischio di non "entrare" nel Regno di Dio e nella Sapienza ma di piegare la Sacra Scrittura nel fargli dire ciò che non dice. Fatto in buona fede ma.. senza fede; paradossalmente ciò che manca a certe teologie, apparentemente progressiste e popolari, come per esempio le comunità di base con i loro "guru" è proprio la fede sia nel Dio di Gesù Cristo che nella Chiesa da Lui voluta e amata. Dipingere la Chiesa Cattolica come una Chiesa di potere vuol dire non vederla con fede e amore ma solo con lo sguardo di un adolescente mai cresciuto incapace di stare nel "dramma" della fede.. magari si sentono perseguitati e fautori del nuovo.. senza accorgersi che sono rimasti indietro, molto indietro e che proprio loro perseguitano Cristo, oggi, nella Sua Chiesa.

S. Paolo oggi, come ai Galati, sarebbe molto duro verso di loro e i loro "leader".

Le risposte delle correnti omosessuali di trovare nella Sacra Scrittura appoggi scritturistici alla omosessualità sono state veramente paradossali. Uno degli esempi portati fu quello dell'amicizia tra Davide e Gionata e del rapporto d'amore che scorre tra i due. Dimenticando però una cosa fondamentale: Dio a volte ci da, nel tempo, uno sprazzo, un assaggio di ciò che è l'eternità. Così Egli dona tra uomini e donne, a volte, un sentimento non proiettivo e narcisistico di innamoramento che fa fare a piè pari il salto per il quale occorre in genere tutta una vita: si ama l'altro per ciò che è e lo si vede con gli occhi di Dio!

Questa manifestazione di eternità nel tempo è indipendente dalla specifica sessuata delle persone e non si confonde con l'uomo di carne ma anticipa il "noi" per cui prega Gesù il Padre, prima della Passione, nel Vangelo di Giovanni; quel "noi" in cui Dio sarà tutto in tutti. Questo accade; non sempre in tutte le amicizie e non sempre in tutti i rapporti familiari, ma accade. E' un dono "tout court", da custodire e da purificare, sempre.

Per la Bibbia invece l'attività omosessuale è un grave disordine naturale e un gravissimo peccato. Dove per natura intendiamo in senso allargato ciò che è pensato dal cuore di Dio e per peccato intendiamo una condizione che, se esercitata, porta ad una vera "sclerocardia", una durezza di cuore che ci chiude a cogliere il senso profondo della Parola di Dio su noi e sul mondo. Diversi sono i passi biblici che ricordano questa realtà; non staremo qui a ricordarli tutti e a ribadire, com'è giusto, la posizione coerente ed unitaria di tutta la Sacra Scrittura sull'omosessualità esercitata, piuttosto ci concentreremo su un aspetto del tutto disatteso nell'approccio all'omosessualità.



Omosessualità e Bibbia: I diversi approcci

Di fatto diversi sono stati gli approcci alla questione omosessuale. Ne ricordiamo qui solo alcuni:

la tesi manichea che disprezzando la sessualità ne disprezzava ogni forma compresa la persona omosessuale al di la del suo comportamento e della sua auto-disciplina

- la tesi organicistica per cui si vedeva nell'omosessualità una forma di intersessualità somatica con base ereditaria

- la tesi scientifica che fonda l'omosessualità su una caratteristica innata

- la tesi psicologica freudiana che vedeva nell'omosessualità una incapacità di superamento della fase edipica

- la tesi culturale che fa dipendere la differenziazione sessuata in base alle ingerenze culturali esterne.

Questi approcci, eccetto quello manicheo, forniscono sicuramente un apporto di un certo peso ma non risolutivo per una questione così complessa per la varietà oggettiva e soggettiva della questione. Altro distinguo infatti va posto su coloro che vivono l'omosessualità in maniera occasionale oppure coloro che la vivono in forma reiterata, costante e strutturale. La morale Cattolica, profondamente biblica, ha sempre posto l'accento sul significato autentico della sessualità come veicolo relazionale, fecondo, dialogico e quindi di quanto gli atti omosessuali tradiscano in se medesimi questo significato producendo un grave disordine dentro e fuori la persona.


 Omosessualità e Bibbia: La persona nella Bibbia

Nel Libro della Genesi abbiamo due indicazioni particolarmente significative per la nostra questione.

Al capitolo 1 dal versetto 27 al 30 abbiamo il seguente testo: "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.   Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».   ... Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona".

Da questo testo enucleiamo alcune considerazioni fondamentali: Dio ha creato l'uomo e la donna per esprimere in maniera significativa la propria capacità amorosa, feconda e relazionale.

La coppia eterosessuale è l'unica depositaria dell'immagine Trinitaria di Dio.

La coppia eterosessuale ha il "compito" intrinseco, la vocazione personale e simbolica di essere segno dell'incontro con l'alterità e il superamento della condizione narcisistica scatenata poi con il peccato originale Ogni membro della coppia possiede in sé caratteristiche uniche armonizzabili con l'altro di diversa connotazione sessuale; grazie al fatto che il dinamismo psico-affettivo è si preponderante in un soggetto ma ha in sé anche le caratteristiche dell'altro. In sintesi ogni uomo maschio è tale perché la sua struttura sessuata preponderante ha queste caratteristiche ma possiede in sé, in fase collaterale, anche caratteristiche femminee. Idem per la donna. Infatti la maturità psichica di un uomo si misura dalla propria consapevolezza del suo essere sostanzialmente Maschio, riconciliato e armonizzato con il proprio femminile, Idem per la donna. Queste quattro considerazioni ci illuminano sul significato profondo della relazione uomo - donna.

Le caratteristiche di questa relazione sono l'alterità e la fecondità, la valenza simbolica e l'integrità psico-affettiva.

Per la Bibbia la natura è solo maschile e femminile non c'è un terzo polo sessuato.

La ricchezza dei sessi sta nel loro incontro-confronto-dialogo per essere segno di fecondità come Dio è fecondo e di "entrare" nel mondo dell'altro "dimenticandosi" così come fa Dio con noi.

Dio non è narcisista, innamorato di Se medesimo, ma si apre alla vita dentro di Sé con l'Amore Trinitario e fuori di Sé con la fecondità della creazione.

Ancora,... uno psichismo sano è apertura verso l'altro da sé di cui segno è la differenziazione tra i sessi e lo psichismo proprio dell'altra identità sessuale.

Questa apertura diviene reale e feconda proprio perché il maschio si "riconcilia" innanzitutto con il proprio femminile e la donna con il proprio maschile.

Questa riconciliazione interna invece di produrre disordine produce identità sessuata chiara e forte. C'è da chiedersi piuttosto se tanta ironia e discriminazione verso l'omosessuale non nasca anche da una cattiva riconciliazione con il femminile dentro di sé da parte dell'uomo e del maschile dentro di sé da parte della donna.

Se prendiamo ad esempio l'uomo maschio, esso sarà tanto più maturo psichicamente quanto avrà accolto e stimolato il proprio femminile di accoglienza, sensibilità e le capacità analitica tipiche della donna per essere ancora più uomo. In fin dei conti il primo salto verso l'alterità è un salto di maturità interna. Tutti i "grandi uomini" hanno sviluppato queste capacità pur rimanendo maschi. Il luogo di incontro in cui questo salto diviene necessario e si incontra fruttuosamente proprio con l'altro da sé è per la Bibbia il matrimonio tra un uomo e tra una donna che si compie come un vero salto desatellizzante-simbolico-sacro-completativo e testimoniale. Il peccato originale distorcendo l'immagine di Dio dentro di sé ha distorto questo equilibrio verso se stessi e verso l'altro. Ecco perché il peccato originale porta in sé una forte connotazione narcisistica impedendo spesso una visione corretta della relazione di coppia eterosessuale.

Ma in principio non era così.

E il principio è ciò a cui si richiama sempre Gesù proponendo la vita nuova nel Suo Spirito.

La struttura omosessuale pertanto è vista per la Bibbia come un disordine grave di questo significato relazionale, fecondo ad-intra e ad-extra del pensiero di Dio sull'umanità.


Un secondo brano sempre dal libro della Genesi che chiarisce la nostra riflessione è il seguente: "il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. .... Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.  Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta». Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna". (Gn. 2,7-25).

Il Secondo racconto della creazione ci fornisce altri elementi:

- Il primato ontologico della persona sul suo essere sessuato

- La Desatellizzazione

- La nudità spirituale come condizione primigenia per un rapporto corretto verso sé, verso l'altro e verso Dio

Per primato ontologico della persona rispetto al suo essere sessuato la Bibbia intende dire che pur essendo l'uomo maschio presente a se stesso con questa connotazione sessuale davanti a Dio e così la donna in quanto femmina, il loro essere sessuato non fonda l'ontologia del loro rapporto con Dio ma la segue. Il maschio in sintesi è innanzitutto una persona, la donna è innanzitutto una persona; cioè un essere creato ad immagine e somiglianza di Dio capace di vivere presso di Lui e di custodire il suo "giardino".

L'ontologia della persona è tipicamente biblica e di lei sono debitrici tutte le culture moderne compresa quella liberal-illumistica e quella massonica. Dunque, se tali linee di pensiero moderno vogliono rispettare l'ontologia e l'etimologia del significato della persona e la sua risonanza civile non possono discostarsi da questa lettura biblica. Pertanto qui si apre uno spiraglio che illumina anche l'omosessualità. Infatti al di là delle ingiuste discriminazioni e delle difese psico-sociologiche, talvolta immature, che la società ha strutturato verso l'omosessuale rimane il fatto che l'omosessuale è innanzitutto una persona come cita la Congregazione per la Dottrina per la fede "Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale...  Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all'abitazione, ecc." (Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, in L'Osservatore Romano, del 24-7-1992).

Questo a priori teologico-biblico la dice lunga su quanto la nostra pastorale verso i fratelli e le sorelle omosessuali sia immatura e spesso pregiudiziale; il cammino civile e di auto-coscienza pertanto rimane aperto. Ma aperto non significa permissivo verso una falsa linea progressista e permessivista che addomestica i valori a proprio uso e consumo.

Infatti il rispetto della persona non significa riconoscere infallibilmente l'omosessualità come terzo polo sessuato che ha gli stessi diritti sociali della coppia eterosessuale come cita lo stesso documento: "Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l'esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune."

Il Documento della Congregazione non si inventa nulla ma rispetta totalmente e chiaramente il dato biblico e la tradizione apostolica e della Chiesa.

Le malelingue che vogliono addomesticare la Parola di Dio ai propri fini politici o etici e accusano la Chiesa di discriminare, in realtà non conoscono né Dio né la Chiesa. Distinzione non significa automaticamente discriminazione ma semplicemente chiarezza e distinzione per il bene comune e degli omosessuali stessi e della loro vocazione umana alla santità. Inoltre dobbiamo aggiungere che occorre sempre chiedersi del perché l'omosessualità può generare ironia e paura.

Sicuramente c'è dietro una forte immaturità personale e collettiva ma anche una sapienza che nasce dall'autocoscienza dell'umanità verso qualche cosa che la può danneggiare. Di fatto le epoche che hanno dato spazio alla dissoluzione sessuale hanno suicidato se stesse. Ecco perché la castità è la risposta che da la Bibbia prima della Chiesa; ed è una risposta per tutti coloro che vogliono vivere da figli di Dio e protagonisti con Cristo del proprio destino.

Probabilmente anche Gesù ha vissuto una discriminazione davanti alla questione sessuale.

Di fatto era un po' strano vedere un rabbì del sua età non coniugato. Sicuramente la figura di Gesù manifestava delle perplessità; da una parte era circondato anche da donne che avevano da Lui (contrariamente a quei tempi) il massimo rispetto e dignità e dall'altra non era coniugato.. in un linguaggio corrente potremmo dire che Gesù poteva apparire a qualcuno, superficiale e malizioso, o come "donnaiolo" o come "omosessuale", sicuramente una figura poco chiara..

da queste perplessità ecco la risposta chiara di Gesù sul matrimonio, l'uomo e la donna e la verginità per il Regno:

"Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio».  Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca". (Mt. 19,3-12)

Chi può capire capisca!

Certo è difficile comprendere se non si ascolta né Dio, né la Sua Parola, né la Chiesa, chiusi dietro narcisismi adolescenziali. Magari essendo leader di partito, di correnti apparentemente progressiste.. però sempre in fuga da se stessi; sbandierando l'orgoglio omosessuale perché si ha paura del vuoto che si ha dentro! Fautori di battaglie civili che portano in sé il marcio, come sepolcri imbiancati, incantatori di folle, nutriti dall'isteria di massa e dal bisogno di "entrare" senza passare dalla porta stretta.

Per quanto riguarda l'aspetto della desatellizzazione, già in queste pagine abbiamo ribadito come l'indicazione biblica del "taglio del cordone ombelicale" sia fondamento della maturità personale e del cammino verso la santità (qui). Non occorre certo una grande indagine sociologica per capire che viviamo in una epoca fortemente edonistica e narcisistica che produce cattive relazioni di coppia eterosessuale proprio perché non vi è una corretta relazione con se stessi e un corretto cammino di desatellizzazione.

La questione omosessuale va inserita pienamente in questo contesto edonistico e narcisistico senza generalizzare. L'omosessuale ha in sé i principi narciso-centrici per non compiere mai un "salto" desatellizzante radicale verso l'altro.

Una società non desatellizzata ed immatura non produce maturità ma solo confusione etica.. a vantaggio ovviamente dei giochi di potere politici sia nazionali che europei. Inoltre la nudità spirituale è la condizione primigenia per capire Dio, se stessi e l'altro.

Solo chi è "nudo" ascolta e può capire quello che Dio gli sta dicendo nella propria storia. Il cammino pastorale esorta noi e tutti gli uomini di buona volontà nel capire la nostra vocazione personale. Il fratello e la sorella omosessuale infatti cercano, chissà da quanto tempo, delle risposte a se stessi.


 Omosessualità e psicologia della relazione: Coscienza di sé e Solitudine

Ciascuno di noi fa, nel tempo, una scoperta che allo stesso tempo è bellissima e drammatica. Io mi percepisco come punto chiaro e definito di approccio alla realtà e alle cose, vedo con i miei occhi, percepisco con i miei sensi, rifletto con la mia testa. Tuttavia allo stesso tempo percepisco che io stesso sfuggo a me stesso alla comprensione della mia realtà personale. Sono per me stesso un mistero un qualcosa di chiaro e allo stesso tempo inafferrabile.

Con diritto posso dire io sono io.. ma allo stesso tempo io non sono io.

Questa percezione duplice di sé apre al reale e cioè al senso del limite. Quel limite prezioso che suscita la altrettanto preziosa solitudine.. qualunque sia la mia vocazione di vergine o di coniugato. Nessuno ne è esente. Proprio quella percezione del limite che non è cara ai cartesiani che confondono il percepito con l'ontologico e che chiudono l'essere alla trascendenza di sé.

Infatti la preziosa solitudine apre ad altro da sé, a quel bisogno ontologico di posseder-si visto che in definitiva nessuno si possiede; questo è il fondamento di ogni autentica esperienza religiosa ben lontana da ogni fondamentalismo che cerca di incastonare l'essere nelle regole siano esse religiose o laiche. Anche i comandamenti di Dio e la legge di Cristo rispettano, necessariamente, questa solitudine dell'essere affinché si trascenda; la legge di Dio è mistero, perché pur essendo chiara necessita di affrontare la solitudine ed il vuoto, necessita di ascolto e di trascendenza; quello che chiamiamo con una parola "Conversione"! La solitudine, come compagna drammatica e bellissima dell'esistenza può ovviamente avere due risvolti: o giocare sulla scommessa e portare l'essere dell'uomo a dischiudersi verso altro da sé oppure chiuderlo nella paura di un radicale narcisismo.

La struttura epocale narcisistica ed edonistica non facilita l'uomo sicuramente verso un cammino di vita ma lo chiude in un omeostatico sguardo su se stesso. E' il dramma di tante coppie che non "rischiano" nella solitudine di incontrare l'altro nell'Altro che è Dio ma si chiudono in un perpetuo convivere narcisistico.

L'omosessuale vive con ancora più drammaticità questo essere un quesito per se stesso, forse grazie alla sua sensibilità e, purtroppo in tanti casi, rifiuta di comprender-si e di avere risposte e si chiude all'unica vera battaglia della crescita di sé verso una dimensione squisitamente narcisistica dell'esistenza.

L'omosessuale non cerca l'altro da sé per comprendere se medesimo ma cerca l'uguale per trovare conferma del vuoto che porta dentro.

Difficile ammettere a se medesimi questa sconfitta per cui ecco nascere con rabbia l'orgoglio omosessuale,

la sempre più spesso falsa coscienza civile di essere "vittima",

il bisogno di affermare se stessi come polo sessuale alternativo.

Davanti a chi ha messo in barca i remi della battaglia nella conoscenza di sé è difficile ragionare perché vive perennemente sulla difensiva. E chi vive sulla difensiva è aggressivo. E' un cammino a circuito chiuso perché più l'omosessuale non trova risposte più si aliena nella ricerca di sé nell'uguale e così facendo aumenta il suo stesso baratro di auto-comprensione. Questa drammatica dinamica suicida ci interpella innanzitutto nell'entrare anche noi a piene mani nel vuoto che portiamo dentro e scoprire la luce di speranza che Cristo vi ha acceso e portarla con la stessa gratuità con cui l'abbiamo ricevuta ai nostri fratelli e sorelle omosessuali per capire il senso profondo della propria vocazione nel mondo.

Seguire Cristo vuol dire entrare nel dramma dell'esistenza e farsi discepoli e servi dell'altro, qualunque sia la sua connotazione sociale. Vuol dire scoprire insieme il primato ontologico della persona ed aiutare chi ci è accanto al grande viaggio dell'uscire fuori da sé. Anche per questo motivo non ci può essere una "famiglia omosessuale" essa genererebbe, pur non volendo, pur in buona fede, una mostruosità pedagogica ed educativa verso l'equilibrio psico-affettivo del bambino.

La cattiva educazione di tanti figli non dipende dall'istituzione di famiglia eterosessuale in quanto istituzione sbagliata o fallimentare ma in quanto composta da genitori immaturi. Tuttavia essa è l'unica via di salute psichica e di fecondità. La riproduzione sessuata, infatti, non è solo fisica ma anche psicologica e spirituale. Di fatto poiché non esiste in natura il terzo sesso in grado di riprodursi la ricerca scientifica e psicologica, illuminata dalla Rivelazione Cristiana, deve essere libera di poter studiare le cause della genesi dell'omosessualità per aiutare i fratelli e le persone omosessuali ad un cammino di autocoscienza e di comportamento più idoneo con la finalità della natura umana e del suo profondo significato sessuale.

L'omosessuale non è un "appestato" ma un malato di senso e di solitudine come ciascuno di noi; e come ciascuno di noi attende delle risposte per il suo cammino. Anche qualora ci sia nell'omosessuale una inclinazione "innata" è solo fornendo dei parametri corretti a livello di figure genitoriali che esso può uscire dal circolo vizioso di non risponder-si alla risposta di sé e alla solitudine esistenziale e aprirsi in maniera feconda all'alterità sessuale nell'Alterità per eccellenza che e Dio. Certo questo comporta fatica sia personale che sociale, poiché è difficile affermare il primato della persona prima del suo essere sessuato ed è difficile percepire e percepir-si alla luce del Vangelo.

Il rischio discriminatorio che l'omosessuale vive, talvolta, socialmente e ancora prima nel percepire se stesso alla luce di Cristo creano una dinamica di chiusura alla crescita e al trascendimento di sé; una dinamica di senso di colpa verso cui nasce solo un sentimento di difesa e di rabbia: perché io? Paradossalmente sappiamo che quella che può essere un punto di debolezza può aprire, evangelicamente, in Cristo, ad un punto di forza; ad una coscienza di sé migliore, ad un maggiore servizio dei fratelli. Anche l'omosessuale ha dunque, evangelicamente una risposta, una vocazione, una chiamata sociale.

La chiamata che Cristo fa nella Chiesa a vivere la Castità in una forma del tutto particolare può diventare fonte di estrema ricchezza e di realizzazione di sé. Quella alla Castità non è certo una risposta generalizzata ma deve trovare nella collocazione di una storia personale, il "quid" esistenziale perché ciascun omosessuale la viva con particolare fantasia nello Spirito nel primato della sua persona aperta all'alterità e alla fecondità.  


 Omosessualità e Chiesa: La risposta pastorale

Come risposta pastorale a quanto finora detto portiamo la citazione di un sacerdote francese, Daniel Ange, che da anni lavora in prima linea verso i fratelli e le sorelle omosessuali: ".. Oso , dunque, semplicemente chiederti di non farne dei colpevoli né degli eroi, ma di riconoscerli - come chiunque tra noi - veri figli di Dio.. Peccatori come tutti, chiamati come tutti a diventare santi. In breve: né incolparli né discolparli, ma con-patire e guarire. Né riderne né approvare, ma accogliere e sostenere. Né distruggere né applaudire, ma costruire e far maturare. Né accusare né legittimare, ma aiutare e servire. Amare, amare, amare. Amare tutto nell'omosessuale: fino al punto di non avallare la sua omosessualità." Aggiungiamo queste preziose indicazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede che potrete trovare in calce per intero: "... Scegliere un'attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale. L'attività omosessuale non esprime un'unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un'esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l'essenza stessa della vita cristiana. Ciò non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un'attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall'autocompiacimento. ... Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? Sostanzialmente, queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore. Per il credente, la croce è un sacrificio fruttuoso, poiché da quella morte provengono la vita e la redenzione. Anche se ogni invito a portare la croce o a intendere in tal modo la sofferenza del cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si dovrebbe ricordare che questa è la via della salvezza per tutti coloro che sono seguaci di Cristo. Tuttavia facilmente questo invito viene male interpretato, se è considerato solo come un inutile sforzo di autorinnegamento. La croce è sì un rinnegamento di sé, ma nell'abbandono alla volontà di quel Dio che dalla morte trae fuori la vita e abilita coloro, che pongono in lui la loro fiducia, a praticare la virtù invece del vizio. Si celebra veramente il mistero pasquale solo se si lascia che esso permei il tessuto della vita quotidiana. Rifiutare il sacrificio della propria volontà nell'obbedienza alla volontà del Signore è di fatto porre ostacolo alla salvezza. Proprio come la croce è il centro della manifestazione dell'amore redentivo di Dio per noi in Gesù, così la conformità dell'autorinnegamento di uomini e donne omosessuali con il sacrificio del Signore costituirà per loro una fonte di autodonazione che li salverà da una forma di vita che minaccia continuamente di distruggerli. Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza, e di ricevere la grazia del Signore, in esso così generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela." - Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1°-10-1986 (7.12) -

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