Domenico Bonvegna

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la-castaForse perché bisognava fare in fretta, fatto sta che l'ultima manovra del governo ha lasciato intatte le varie caste che governano il Paese Italia. E forse anche come sostiene il presidente Berlusconi una manovra economica meglio di questa non si poteva fare, sarebbe stato interessante vedere cosa avrebbero fatto i vari Bersani o meglio la pasionaria della Cgil Susanna Camusso. Fatta questa premessa, in questi giorni ho avuto modo di documentarmi, leggendo qualche testo interessante, per capire meglio come abbiamo raggiunto il più grande debito pubblico del mondo occidentale. Del resto leggendo un libro invece di affidarsi ai soliti mezzi informativi, si ha un panorama più completo di come le varie caste hanno ridotto il nostro Paese.


Non voglio fare dell'antipolitica, o del qualunquismo, sono consapevole che la democrazia, la politica hanno dei costi, ma dopo aver letto I Faraoni di Aldo Forbice e Giancarlo Mazzucchi, (Piemme), L'onorata società, di Carmelo Abbate e Sandro Mangiaterra, (Piemme), L'altra casta, di Stefano Liviadotti, (Bompiani) e infine “Più meglio di così”...Errori voluti e fatti, di Aldo Salvi, (Edb), la mia indignazione, lo sconcerto, l'inquietudine non si arrestano, anzi aumentano. I testi sono stati pubblicati qualche anno fa, non per questo hanno perso la loro attualità, gli autori fanno un elenco dettagliato delle “mille caste del potere pubblico”, che hanno e stanno dissanguando l'Italia, e che a quanto pare sono state soltanto sfiorate dalla scure dell'ultima manovra del governo.

Di solito sono i politici ad essere presi di mira, tutti sono concordi che bisogna ridurre le spese, non è possibile continuare con i tanti privilegi che caratterizzano ormai la casta dei politici. Tutto vero, sono troppi e hanno degli stipendi e vitalizi eccessivi, tuttavia però non ci sono solo loro con i vistosi privilegi, troviamo i sindacati, la Cgil, Cisl e Uil, le tre sorelle, che rappresentano l'ottava azienda privata italiana e poi soprattutto c'è la cosiddetta società civile, di cui fanno parte per esempio tutti gli ordini professionali, dai medici e odontoiatri, agli ingegneri, gli architetti, e poi gli avvocati, i farmacisti, i notai. Questi ordini professionali alla fine sono delle vere e proprie corporazioni, delle caste sui generis. A questo proposito, Abbate e Mangiaterra scrivono: “Ordine continua a significare difesa dei privilegi di casta, controllo sull'eccesso e di conseguenza scarsa apertura ai giovani, farraginosità burocratiche, eccessivi costi di automantenimento. Ma soprattutto, mancanza di concorrenza, sotto forma di prezzi concordati, più alti di quanto si potrebbe e si dovrebbe offrire. A tutto discapito dei cittadini. Piero Ostellino, intellettuale liberale, ex direttore del 'Corriere della Sera', ironizza amaro: non puoi nemmeno chiedere l'elemosina se non sei iscritto all'Ordine dei mendicanti”. (Carmelo Abbate – Giancarlo Mangiaterra, L'onorata società, edizione Piemme 2009). Categoricamente gli autori concludono che la salvezza non arriverà neanche dalla tanto celebrata società civile.

Aldo Forbice, un ottimo giornalista che conduce da molti anni su Rai 1il seguitissimo programma Zapping e Giancarlo Mazzuca, parlamentare, nell'introduzione a I Faraoni, scrivono: “L'Italia è il Paese delle caste, delle castine, delle lobby e delle corporazioni, ma anche dei furbi e dei furbetti. Un Paese in cui tutti o quasi hanno qualcosa da chiedere, da rivendicare, ma pochi sono disponibili a fare il loro dovere, a dare una contropartita o anche solo un obolo per gli interessi generali”. Tutti condannano gli altri per le piccole truffe, bugie, ma per se stessi, gli amici, i familiari, sono pronti a chiudere un occhio e talvolta tutti e due. Il testo si propone di fare luce sui tanti nodi del sistema di potere faraonico della società italiana, aggiornando i dati di altri saggi sulle caste e allargando l'analisi ad altri settori, come quello sindacale, poco esplorato. Soltanto Liviadotti con il suo L'altra casta. Inchiesta sul Sindacato. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale, ha dimostrato coraggio di pubblicare un saggio dedicato interamente allo strapotere dei sindacati e forse per questo ha avuto meno successo di altri saggi. Gli autori de I Faraoni non intendono fare antipolitica come i vari Beppe Grillo, novelli Masaniello, che tra “vaffa”, parolacce, ovvietà e altri lazzi, “non si sono accorti di essere entrati nello scenario della casta e dei faraoni, godendone i vantaggi, come protagonisti indiscussi del teatrino dell'antipolitica”.

I primi a scrivere dei costi della politica e delle istituzioni non sono stati Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, autori del noto saggio La Casta ma già nel 1991, lo aveva evidenziato Giovanni Berlinguer ne I duplicanti. Politici in Italia (Laterza), e tuttavia passò stranamente sotto silenzio. Anche il Pci, erede di Enrico Berlinguer lo ignorò. Nel 2005 c'è stato un altro saggio di Cesare Salvi e Massimo Villone (senatori Ds), Il costo della democrazia (Mondadori), sollevò un po' di polvere e procurò molte critiche agli autori soprattutto dall'apparato dei Ds che emarginò subito i due senatori. In questo libro, per la prima volta, si conobbero i veri costi della politica italiana, che nel 2005 ammontavano a 3-4 miliardi l'anno. Era il costo dei circa mezzo milione di persone che vivevano e continuano a vivere (stipendiate) di politica. Allora assorbivano lo 0,2 per cento annuo del Pil.

Dopo tutte queste analisi dettagliate dei vari sprechi e costi della politica, per Forbice e Mazzuca non è cambiato nulla. In questi mesi di crisi economica si parla e si scrive di ridurre gli stipendi le indennità, le pensioni, i “vitalizi” dei consiglieri, degli assessori, dei presidenti, dei parlamentari, a volte sembra una gara nel fare proposte, ma non si va oltre il misero 0,5 per cento in meno. Dove sono le cancellazioni delle Province, l'accorpamento dei piccoli Comuni, degli enti inutili, le Comunità Montane, i Consigli Circoscrizionali, delle stesse leggi, ritenute obsolete, anacronistiche o dotate di doppioni? Ad oggi niente di tutto questo, solo promesse.

Per esempio ci sono circa 110 enti inutili (al 2008), una giungla costosa di sigle che riesce a sopravvivere perché commissari, direttori generali, funzionari e impiegati non sono andati in pensione. Pensate soltanto nel 2007 ne è stato abolito uno fondato da Italo Balbo, la Lati (Linee aeree transcontinentali italiane).

Poi c'è la selva dei comitati, costituiti per affrontare o risolvere i problemi, che poi diventa arduo scioglierli. In dieci anni lo Stato italiano ha speso 67 milioni di euro per finanziare le attività di 158 comitati nazionali. Forbice e Mazzuca fanno riferimento a qualcuno come quello che ha l'incarico di redigere l'elenco degli aracnidi, i ragni pericolosi per l'uomo, o il comitato per l'Antardide, o per verificare i danni provocati dai campi di calcio in erba sintetica e ancora quello curioso per il Viaggio dei Re Magi. Ovviamente la parte del leone l'hanno fatta i comitati per celebrare i grandi anniversari storici, personaggi della politica, dell'arte, della letteratura etc. Quindi c'è il Cnl (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro), un “organo ausiliario” dello Stato, composto da “esperti”, in questi anni pochi sanno a che cosa sia servito; i consiglieri, nominati dalle organizzazioni imprenditoriali, dalle confederazioni sindacali (Cgil, Csil e Uil), tutti percepiscono, 1600 euro al mese, una cifra modesta, ma per un impegno molto ridotto: la partecipazione a una riunione del 'parlamentino' una volta al mese e ai lavori delle commissioni, dove l'assenteismo è molto elevato. Si può continuare, per ora rinvio alla prossima puntata.

 

Rozzano MI, 11 settembre 2011

Festa dei SS Proto e Giacinto martiri.

(Anniversario dell'abbattimento delle “Torri Gemelle” a

New York)

                                                                                        DOMENICO BONVEGNA

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