I sindacati sono una casta iperburocratizzata e autoreferenziale che ha perso via via il contatto con il Paese reale.
La carica dei 700 mila. Tanti sono i delegati, militanti, retribuiti e fannulloni del sindacato in Italia. Sei volte più dei carabinieri Solo i permessi che le aziende sono tenute a concedere loro costano al sistema Paese 154 milioni di euro al mese. Una parte la paga lo Stato, che continua a stipendiare i travet prestati a Cgil Cisl e Uil.
“Uno dei maggiori privilegi dei sindacati consiste nel non dover pagare uno stipendio a circa un dipendente su sette.. Su un organico di 20 mila tra alti dirigenti capetti e funzionari infatti, la Triplice, nel biennio 2004-2005 hanno ricevuto in omaggio 2 mila e 584 impiegati pubblici”.(Stefano Livadiotti, L'altra casta. Inchiesta sul sindacato, Bompiani 2008).
Il meccanismo è quello del distacco e prevede che l'amministrazione di provenienza continui a fornire graziosamente la busta paga, comprensiva beninteso di premi di produttività e buoni pasto, al piccolo esercito affaccendato in questioni sindacali.
La più generosa nel distribuire il personale è stata la scuola (oltre mille distaccati) seguita a ruota dagli enti locali del servizio sanitario....Poi c'è pure il part time per i sindacalisti, i permessi...costano allo Stato 99 milioni 528 mila e 360 euro. Infine, ci sono i permessi retribuiti per le varie riunioni.
Una poltrona non si nega a un sindacalista. Nei due rami del parlamento potrebbero costituire il quarto gruppo più numeroso. Ma gli ex sindacalisti sono davvero ovunque: al governo, negli enti locali, nelle società partecipate dai comuni, nelle camere di commercio, negli istituti di previdenza, al Cnel, negli albi professionali...
“Nel capitolo dei privilegi cui dà diritto la carriera sindacale - scrive Livadiotti - non si esaurisce certo con i permessi. Dove la Cgil, Cisl e Uil funzionano al meglio è nella gara ad accaparrarsi le poltrone, che del resto imprese e amministrazioni pubbliche non hanno mai lesinato. Secondo l'analisi di uno studioso del calibro d Sabino Cassese, intorno al 1980 si poteva calcolare che nel 50% degli organi collegiali amministrativi sedessero rappresentanti dei lavoratori, per un totale non inferiore a ottanta o centomila persone. Nelle amministrazione statale i collegi caratterizzati dalla presenza di sindacalisti fossero alcune migliaia corrispondente al 20% del totale”.
Quella dei sindacati italiani è una ragnatela davvero impressionante. I loro uomini siedono su poltrone di ogni ordine e grado. Hanno occupato, perfino, la seconda e terza carica dello stato, con Marini e Bertinotti. Basta sfogliare la NAVICELLA, il volume che contiene l'autobiografia dei 630 deputati e dei 315 senatori della Repubblica, per capire lo straordinario peso che hanno assunto nella vita politica italiana. Ottanta di loro, 8,46% del totale se non si tiene conto dei senatori a vita, raccontano di aver ricoperto prima o poi, un incarico sindacale. “Si tratta di un'armata trasversale pronta a saldarsi in nome dei vecchi tempi ogni volta che nelle aule parlamentari fa capolino un progetto di legge indigesto ai big di Cgil Cisl e Uil”.
Un'altra vera e propria riserva di caccia per i sindacalisti in pensione è l'incredibile mondo degli enti previdenziali, a partire dall'Inps, il grande mammut della previdenza italiana, che ha finito per assumere un modello organizzativo da socialismo reale. Al vertice c'è un consiglio amministrativo dove sono presenti gli uomini del sindacato.
Poi esiste un'infinita moltiplicazione di seggiole e strapuntini, ogni organo provinciale gestisce quattro commissioni speciali, una delle quali ha diritto a creare ulteriori sottocommissioni. E non è ancora finita. In ogni provincia ci sono una commissione per la cassa integrazione nell'industria, una per i sussidi nell'edilizia e una per l'integrazione salariale agli operai agricoli. Fa altri 520 posti per le prime, 686 per le seconde e 789 per le ultime. Il pallottoliere dice che alla fine si tratta di 6 mila e 222 persone che s'affollano in 18 mila riunioni all'anno (49 al giorno, contando anche Natale, Pasqua e Ferragosto) Gli altri enti sono più piccoli, ma il sistema è copiato con la carta carbone da quello dell'inps, dove due diverse commissioni sovraintendono agli affari previdenziali dei pescatori... “Tutti i tentativi finora fatti per ridimensionare la pletora di questi comitati e comitatini si sono arenati di fronte alla ferma opposizione di Cgil, Csil e Uil”.
IL FANTASTICO MONDO DEL PUBBLICO IMPIEGO. La più grande azienda italiana.
“Dal bidello di Cantù all'ambasciatore a Washington, quasi un lavoratore dipendente su quattro è a libro paga dello Stato. Così se si escludono i pensionati, i travet sono l'azionista di riferimento di Cgil Csil e Uil. E i loro uffici un osservatorio privilegiato per capire il modus vivendi del sindacato”.
La pubblica amministrazione è di gran lunga la più sgangherata delle aziende italiane, erogatrice, a seconda dei conti, di un quinto o forse addirittura di un quarto delle buste paga distribuite in tutto il paese il 27 di ogni mese. E soprattutto vera roccaforte della premiata ditta Cgil Cisl e Uil. Nel pubblico impiego non si muove foglia che il sindacato non voglia. Nel 2003 il tasso medio di sindacalizzazione dei dipendenti era a quota 46,5%.
I generalissimi dell'armata Brancaleone del pubblico impiego sono due pesi massimi del sindacato. Il primo è il capintesta della funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda; il secondo è Rino Tarelli della Csil.
Quanti sono davvero i dipendenti pubblici nessuno lo sa. Neanche la ragioneria generale è mai riuscita a contarli. Ma i dati della stessa Cisl dicono che in Italia ce ne sono 62 ogni mille abitanti. Mentre per far girare a meraviglia l'amministrazione tedesca ne bastano 39. Negli altri paesi europei la pubblica amministrazione. È stata costruita su basi aziendalistiche da noi invece su una logica clientelare sindacale si può comprendere dunque perché in Lombardia ci siano 10,3 funzionari dell'amministrazione centrale per ogni 10 mila abitanti e nel Molise si arrivi invece a quota 45,1.
Roberto Perotti, autore di un ottimo saggio su l'università italiana, ha scritto che la strategia sindacale è quella di dire no sempre a tutto..
Rozzano MI, 20 settembre 2011
SS Martiri Coreani. DOMENICO BONVEGNA
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