Ultime

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Navigando questo sito, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla pagina della legislazione europea e clicca qui

Da il Mondo che vogliamo. Ci siamo. Come da promessa, il governo si accinge a mettere mano a un progetto di legge sulle convivenze: coppie di fatto etero e omosessuali. La mozione, passata alla Camera, dovrà essere ora valutata dal Senato dove incontrerà parecchi veti e potrebbe, spero vivamente, arenarsi. Dico spero per motivi ben precisi che ora cercherò di illustrare.

Nessuno nega il diritto a chicchessia di scegliersi una persona con cui sperimentare, per breve o lungo tempo, anche tutta una vita se ci riesce, la convivenza. E per me non è nemmeno un problema la convivenza di omosessuali: non la ritengo una cosa naturale e non la approvo ma rientra nella legittima sfera di autodeterminazione che va riconosciuta ad ogni individuo. Se essi vivono la loro omosessualità con discrezione, senza ostentarla sfacciatamente e provocatoriamente tipo “Gay Pride” di Roma o “Frocessione” di Verona, sono fatti loro e basta.

Non mi va giù invece, anzi mi fa incazzare parecchio, il tortuoso percorso intrapreso da tempo da certi gruppi di opinione, che radunano politici, sociologi, psicologi e intellettuali in genere, di portare a normalizzazione situazioni anomale o di comodo per affiancarle a pieno titolo legittimo all’istituto familiare sminuendone il significato e, in definitiva, riducendolo a una mera opzione tra le tante, nemmeno la più intelligente o conveniente, e in definitiva portare al suo superamento come un residuo del bieco passato oscurantista cattolico.

Per cui, nel nome e in difesa del diritto alla libertà di relazioni che sembra il problema più pressante della società odierna, si cerca di porre su uno stesso piano concettuale la famiglia, la coppia di fatto, la relazione occasionale, la coppia omosessuale magari aperta al terzo (o quarto) incomodo e così via…

Che cambierebbe per noi direte?

Parecchio. Infatti tale manovra ideologico-culturale porta alla fine a fornire un’opzione allettante rispetto alla famiglia “classica” (io direi normali ma mi accuserebbero di essere intollerante) per l’insieme di vantaggi offerti senza il relativo carico di oneri e responsabilità, per cui in futuro ci sarebbe da prevedere una riduzione drastica del numero di famiglie “classiche”, e una contemporanea proliferazione incontrollata  di pseudocoppie alternative dalla omologazione rapida.

Fantascienza? Catastrofismo? Toni da Savonarola?

Mica tanto, basta fare due più due.

Ho letto su Avvenire un bell’articolo del giurista Giuseppe Ansani che tra l’altro cita due esempi pratici ma istruttivi, la pensione e le riduzioni fiscali per la casa.

La pensione, che già si annuncia per la nostra generazione come un miraggio, prevede la reversibilità al 50% per il coniuge superstite. Se questo però si risposa la pensione non viene più corrisposta. Se però fa un PACS, la pensione non gli viene tolta.

La casa, altro obbiettivo vitale per la gente, che in genere la acquista grazie a un mutuo oneroso: ci sono delle agevolazioni fiscali per la prima casa se entrambi i coniugi non ne possiedono un’altra nello stesso comune. Se però i due non sono sposati ma sono legati da un PACS, allora le agevolazioni fiscali le hanno tutte. Alla faccia dei pirla che sono sposati.

E si può continuare con l’assegnazione delle case popolari (la donna single con prole è avvantaggiata rispetto alla coppia sposata, anche se poi single non è perché convive), con la riduzione o l’esenzione dal pagamento delle tasse scolastiche e dei libri di testo per i figli dei separati monoreddito (il che ha prodotto un certo numero di separazioni fittizie consigliate dal commercialista per eliminare il cumulo dei redditi e avere i relativi vantaggi), l’assegnazione privilegiata dei posti negli asili nido comunali e così via.

In altre parole, il messaggio etico sottointeso di questa operazione subdola è quello di fornire molti motivi ai più per non assumersi l’impegno serio di un matrimonio (vuoi religioso vuoi civile) ma tutti i vantaggi di un rapporto libero, deresponsabilizzato, di una coppia di fatto con tutele legali. Ma allora se si vogliono gli onori, allora si assumano anche gli oneri! E’ troppo comodo rifiutare un legame stabile e impegnativo perché troppo “asfissiante” come il matrimonio però pretendendone le stesse tutele anzi, come abbiamo visto, ottenendone addirittura di maggiori!

E il fine ultimo di tutta questa vera e propria campagna culturale qual è se non l’inquinamento del ruolo primario della famiglia quale pilastro della società disincentivandone il fondamento che è il matrimonio, la sua sistematica demolizione e la sua sostituzione con nuovi “modelli” civili neutri, ambigui, politically correct che portino verso strade inesplorate libertarie e anticristiane?

Si comincia con lo sdoganamento delle coppie gay che sono considerate normali, si prosegue con l’equiparazione delle coppie di fatto, che durano finche fa comodo, alla coppia sposata, si conclude con il matrimonio civile dei gay e la conseguente, ovvia, possibilità per questi di adottare bambini o effettuare una fecondazione eterologa.

In questo modo alla famiglia “tradizionale”, quella che per inciso ha permesso l’incremento demografico del Belpaese dai 20 milioni del 1815 ai 56 milioni di oggi, si darà il benservito, perché non più funzionale alle esigenze della società in evoluzione (o involuzione?) e si passerà a una società aperta, fondata sul relativismo etico, priva di riferimenti anche minimi alla spiritualità interiore ma adesa al culto ossessivo per il libero arbitrio, senza doveri ma con tanti diritti.

I rapporti delle coppie sono regolati dal codice civile: se si accetta il vincolo legale del matrimonio, conseguono dei diritti. Se non si accettano quei vincoli in nome della “libertà” perché si è insofferenti alle costrizioni sociali (e legali), e tutti beninteso sono liberi di farlo, chè non è obbligatorio sposarsi per convivere o avere figli, allora non si possono pretendere con arroganza e ipocrisia gli stessi diritti.

E il presunto rispetto dei diritti delle coppie omosessuali, cui per adesso è negato il matrimonio civile, è solo un meschino cavallo di Troia attraverso il quale si vuole entrare nella roccaforte della famiglia per abbatterla. Chi impedisce loro di stare insieme? Però se il loro legame non viene “ufficializzato” e regolato da rapporti giuridici come si fa ad attribuire loro quei vantaggi che hanno gli sposati, tipo il subentro del coniuge superstite nella locazione dell’immobile, o la pensione di reversibilità, o la possibilità di ereditare, o quella di ottenere dai medici i dati sensibili del compagno ricoverato e così via per molti altri aspetti più o meno importanti? Mi sembra che per questo esistano gli strumenti legali: si va dal notaio e si fa l’atto di donazione, magari a tariffa agevolata (questo posso capirlo). Sulla pensione reversibile ho parecchi dubbi, vista la sostanziale inaffidabilità dei legami omosessuali in termini di stabilità, monogamia e durata, ma se ne può parlare; e così per molte altre cose.

Che bisogno c’è quindi di introdurre un nuovo istituto giuridico quale i PACS, cercando di scimmiottare gli “evoluti” paesi europei che hanno già aperto la strada alla rivoluzione familiare?

Quando il Presidente Napolitano, cercando di mantenere un atteggiamento conciliante, invita le parti politiche ad attuare una sintesi cattolico-laica nei PACS, dimostra di non avere capito un tubo della posizione ovvia e non negoziabile della Chiesa stessa. Per essa c’è solo la Famiglia, ovviamente fondata sul matrimonio, con la finalità della procreazione. Tutto il resto è fuori, altro che sintesi.

Chi vuole convivere conviva, etero od omosex fa lo stesso, la legge lo tutelerà nella misura in cui assumerà determinate responsabilità (come mettere al mondo figli), e la Chiesa non approverà ma non impedirà certo che ciò avvenga, poiché ognuno di noi in definitiva è responsabile di ciò che fa, ma non si cerchi di realizzare una riproduzione patetica del matrimonio ad uso e consumo dei furbetti con la scusa di attribuire loro diritti negati.

Qua, se ci sono diritti negati nonostante le intenzioni programmatiche della Costituzione,  sono quelli della Famiglia tradizionale che, stando così le cose, è destinata all’estinzione, priva di incentivi fiscali seri a favore della sua creazione, del suo allargamento mediante tutela della natalità, e della sua stabilità economica, presto sommersa da PACS di ogni tipo e natura che sono da leggersi come Posizione Avvantaggiata alla faccia dei Coglioni Sposati.

Iscrizione Newsletter

Iscriviti

I vostri dati sono archiviati al solo scopo dell'invio di una newsletter di formazione politica. In ottemperanza al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.

Se desideri cancellarti usa la stessa mail che hai usato per iscriverti