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Don Camillo e PD
Lettera aperta ai cattolici del Partito Democratico


Da un post di Facebook di
Pierre Laurent Cabantous

Cari amici cattolici che avete scelto di militare nel Partito Democratico,
questa non è una lettera di polemica. È una domanda, forse scomoda, ma sincera.
Nasce da una notizia di ieri.
Il Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito con i voti della maggioranza di centrosinistra, compreso il Partito Democratico.
Vi rivolgo, perciò, questa domanda da fratello nella fede, convinto che il confronto franco sia preferibile al silenzio e che, nella Chiesa, le domande poste con rispetto non siano mai un'offesa.
Da anni mi interrogo su una questione che non riesco a risolvere.
Come riuscite a conciliare la vostra appartenenza al Partito Democratico con l'insegnamento costante della Chiesa sui cosiddetti princìpi non negoziabili?
Non mi riferisco a temi sui quali può legittimamente esistere una pluralità di soluzioni politiche: la pressione fiscale, l'organizzazione dello Stato, la politica industriale, la gestione dell'immigrazione, il sistema sanitario, il lavoro.
Su questi argomenti i cattolici possono avere opinioni differenti.
Mi riferisco invece a quelle questioni sulle quali il Magistero della Chiesa, da decenni, parla con una chiarezza che non lascia spazio ad ambiguità.
La difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale.
La tutela della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna.
Il rifiuto dell'aborto come diritto.
L'opposizione all'eutanasia e al suicidio assistito.
La difesa della dignità della persona, soprattutto quando è più fragile.
Su questi temi non si tratta di semplici orientamenti pastorali, ma di principi morali fondamentali.
San Giovanni Paolo II, nell'enciclica Evangelium Vitae, denunciava quella che chiamava la "cultura della morte", ricordando come l'eutanasia, anche quando viene presentata come gesto di compassione, finisca per negare il valore inviolabile della vita umana.
Benedetto XVI ha più volte affermato che la dignità della persona precede qualsiasi decisione dello Stato e non può essere subordinata alle maggioranze politiche.
Papa Francesco ha ripetutamente denunciato la "cultura dello scarto", che considera sacrificabili i più deboli.
E recentemente Leone XIV ha ribadito che “ ogni vita umana dev'essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto”, aggiungendo che la difesa della vita “non è una questione confessionale, ma una meta di civiltà”.
Di fronte a questo insegnamento continuo e unanime, mi chiedo come possa un cattolico riconoscersi stabilmente in un partito che, nei propri programmi e nelle proprie iniziative legislative, sostiene posizioni diametralmente opposte.
Il Partito Democratico ha fatto della difesa della legge sull'aborto uno dei propri punti identitari.
Sostiene il riconoscimento sempre più ampio del suicidio assistito.
Promuove una concezione della famiglia diversa da quella insegnata dalla Chiesa.
Rivendica spesso come conquiste civili provvedimenti che il Magistero considera gravi ferite arrecate alla dignità della persona.
Naturalmente nessun partito coincide perfettamente con la dottrina sociale della Chiesa.
Nessun cattolico è obbligato ad aderire a uno specifico schieramento politico.
La Chiesa non fonda né benedice partiti.
Ma esiste una differenza sostanziale tra scegliere un partito pur riconoscendone alcuni limiti e aderire a una forza politica che, proprio sui princìpi fondamentali riguardanti la vita umana, sostiene sistematicamente posizioni incompatibili con il Magistero.
Per questo vi pongo alcune domande.
Quando il vostro partito promuove iniziative favorevoli all'eutanasia, voi vi opponete pubblicamente?
Quando si propone di ampliare ulteriormente l'accesso all'aborto, fate sentire la vostra voce?
Quando vengono approvate mozioni o documenti contrari alla concezione cristiana della famiglia, votate contro?
Oppure scegliete il silenzio?
E se scegliete il silenzio, non temete che esso diventi una forma di consenso?
Mi colpisce, inoltre, un altro aspetto.
Molti cattolici impegnati nel Partito Democratico sono persone sincere, generose, spesso attive nelle parrocchie, nella Caritas, nel volontariato.
Proprio per questo la domanda diventa ancora più urgente.
Come si può spendere tanto tempo per servire i poveri, gli anziani, gli emarginati, e poi sostenere un progetto politico che considera disponibile la vita del bambino non ancora nato o dell'anziano gravemente malato?
Non è una contraddizione dolorosa?
Qualcuno risponderà che nella politica bisogna scegliere il "male minore".
Ma il male minore non può trasformarsi nell'accettazione abituale di ciò che il Magistero definisce un male intrinseco.
Altri diranno che bisogna restare dentro un partito per cambiarlo.
È un'intenzione nobile.
Ma allora la domanda diventa inevitabile:

quante battaglie pubbliche avete condotto, negli ultimi anni, per cambiare il Partito Democratico proprio su questi temi?

Quante volte avete dichiarato apertamente che aborto, eutanasia e suicidio assistito non possono essere considerati diritti?
Perché, se queste battaglie non esistono, il rischio è che sia il partito a cambiare voi, piuttosto che voi a cambiare il partito.
La fede cristiana non può essere ridotta a un sentimento privato.
Essa illumina anche le scelte pubbliche.
Non chiede di imporre la fede agli altri, ma domanda ai credenti una testimonianza coerente.
I primi cristiani preferivano perdere privilegi, incarichi e perfino la vita piuttosto che rinnegare la verità.
Noi, oggi, siamo disposti almeno a perdere qualche consenso politico?
Vi rivolgo queste domande senza spirito di condanna.
Non pretendo di possedere tutte le risposte.
Chiedo soltanto che si apra un confronto serio, onesto, senza slogan.
Perché il problema non è essere di destra o di sinistra.
Il problema è essere discepoli di Cristo.
E se il Vangelo e il Magistero della Chiesa affermano con tanta chiarezza che ogni vita è sacra dal concepimento alla morte naturale, credo che ogni cattolico sia chiamato a interrogarsi seriamente su quali scelte politiche siano realmente compatibili con questa convinzione.

Con rispetto e fraternità,
Don Pierre Laurent